Cosa si intende per "tempo"?

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Il tempo è un concetto difficile da definire. Non passa mai se stiamo facendo cose noiose e passa in un attimo se siamo occupati in attività piacevoli. E’ uno stato d’animo.

L’uomo non ha un vero e proprio apparato sensoriale per percepire il trascorrere del tempo (come l’udito, la vista, il tatto, ecc.). Lo avverte invece attraverso fenomeni naturali ripetitivi che è in grado di osservare, come l’alternarsi del giorno con la notte, il susseguirsi delle stagioni, il continuo rinnovarsi dell’onda del mare sulla spiaggia.

L’uomo primitivo ha cominciato ad osservare che le ombre delle cose, delle piante, delle montagne variavano in lunghezza e direzione con lo spostarsi del sole durante il suo percorso dall’alba al tramonto.

Un bastone piantato nel terreno è stato il primo componente rudimentale di un orologio solare; successivamente qualche segno tracciato sulla sabbia servì come indicazione di particolari momenti della giornata.

Questo primitivo strumento di misura venne continuamente migliorato e perfezionato, incontrando poi una grande diffusione presso la gran parte delle antiche civiltà.

Venivano usati pure altri mezzi per la misurazione del tempo, come gli orologi ad acqua o a sabbia (clessidre), candele tarate che ardevano a velocità costante, oppure lampade ad olio con durata predeterminata.

Caldei/Assiro-Babilonesi, Egizi, e poi Greci e Romani svilupparono enormemente le scienze matematiche ed astronomiche e contribuirono al perfezionamento tecnico dell’orologio solare, costruendone di ogni tipo e dimensione.

Spesso gli obelischi ebbero anche la funzione di proiettare l’ombra su enormi quadranti tracciati direttamente sul selciato delle piazze.

L’uso dell’orologio solare quale elemento principale nella misura del tempo si protrasse fino al medioevo, quando si diffusero gli orologi meccanici, installati sulle torri e sui campanili. L’orologio meccanico, pur con l’imprecisione dovuta alla rudimentale tecnica costruttiva, aveva l’indubbio vantaggio di essere indipendente dal movimento solare, e quindi poteva funzionare anche durante la notte e nei giorni in cui il sole è coperto.

Tuttavia nel 1600/1700 si manifesta la riscoperta e la rivalutazione della antica scienza gnomonica da parte degli studiosi, che collegava le scienze matematiche ed astronomiche alla teologia ed alla filosofia per mezzo dell’arte figurativa e dei simbolismi pittorici.

L’epoca barocca considera poi l’orologio solare un emblema di continuità, precisione ed infallibilità, da contrapporre alla nascente e ancora imprecisa tecnologia delle macchine, rappresentata dagli orologi meccanici. Spesso veniva realizzata sulle torri e sui campanili una meridiana accostata ad un orologio meccanico, che pur sofisticato necessitava però di una costante e giornaliera messa a punto e regolazione che teneva come base l’indicazione della meridiana stessa.

Nel secolo scorso, con l’affermarsi dei mezzi di comunicazione veloci come il telegrafo e la ferrovia, si è venuta evidenziando la necessità di abbandonare l’utilizzo delle ore locali, indicazione tipica degli orologi solari fino a quel momento in uso dovunque, a favore del tempo civile, suddividendo la Terra in 24 fusi orari, sfasati ognuno di 1 ora rispetto ai fusi adiacenti. Nello stesso tempo si è evidenziato un enorme progresso della tecnica cronometrica, tanto che gli attuali orologi atomici, hanno un errore di un secondo in 30 mila anni.

Tuttavia anche questi orologi devono mantenere un collegamento con la rotazione terrestre attorno al sole, tanto che gli scienziati quasi ogni anno li correggono di un secondo affinché il sincronismo sia perfetto.

Il riferimento al Sole è quindi attuale e continuo, tanto da legittimare il nuovo grande interesse per le meridiane evidenziatosi negli ultimi anni quasi come un fenomeno culturale, rivolto al recupero ed alla valorizzazione di strumenti scientifici che il più delle volte assumono i connotati di vere e proprie opere artistiche.

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